Patto dei Sindaci

Web 2.0 per il Patto dei Sindaci
20 20 20
pattodeisindaci@gmail.com

città industriale – città post-industriale
La città post-industriale si manifesta a seguito di tre profonde innovazioni nei cicli industriali fra gli anni 50 e 80: 1) introduzione post-fordista nella produzione industriale, di forme  organizzative flessibili delle imprese e uso massiccio della robotica; 2) abbattimento dei costi di trasporto con la logistica, potenziamenti  infrastrutturali, decentralizzazione della produzione verso aree del  mondo a minor costo della manodopera; 3) ri-centralizzazione delle sedi amministrative e terziarie delle  grandi imprese nelle città globali. Nasce l’economia delle reti dove la  parte dei servizi è pari e supera la parte della produzione materiale: è  l’ascesa della parte immateriale delle informazioni e dei flussi dei  capitali.
L’economia post-industriale non ha  ancora risolto le disuguaglianze sociali, ne le questioni ambientali  legate al modello di sviluppo. Fra il 1950 ed il 2000 nel mondo si è  passati da emettere 1,6 a 6,4 miliardi di t di CO2; dal bruciare 463  milioni a 3,4 miliardi di t di petrolio equivalente e dal pescare da 19 a  94 milioni di t di pesce.
L’emissione della CO2 sta determinando  alterazioni climatiche globali. L’UE ha promosso il programma al 2020  per riconvertire gli attuali livelli di consumo energetico (nelle città)  fissando gli obiettivi -20% di CO2, -20% consumi e +20% di energie  rinnovabili. I sindaci sono stati chiamati ad aderire al programma  sottoscrivendo il patto. In Italia 500 comuni hanno sottoscritto il  patto e sono impegnati a redigere il proprio piano di azione locale sul  clima.Il programma 20-20-20 costituisce l’ossatura della smart city. La città  smart possiede un’agenda “verde”, una buona dotazione infrastrutturale,  una buona qualità della vita, servizi alla persona, verde e dinamicità  culturale.
Oltre a questi fattori, condividiamo le  analisi di J. Kotkin (2009) che nel considerare le smart cities, oltre  ai parametri ambientali, invitano a prendere in esame anche l’economia  locale ed il consolidamento delle classi medie. I progetti di territorio propongono azioni di sistema, di contesto o  locali, sempre tese alla razionalizzazione ed al miglioramento delle  performance ambientali. E’ possibile consolidare le relazioni fra i piani di azione locale  sull’energia sostenibile (PAES) dei Comuni, con i progetti di territorio  sia nella dimensione urbana, sia nella dimensione territoriale.

città industriale – città post-industriale

La città post-industriale si manifesta a seguito di tre profonde innovazioni nei cicli industriali fra gli anni 50 e 80:
1) introduzione post-fordista nella produzione industriale, di forme organizzative flessibili delle imprese e uso massiccio della robotica;
2) abbattimento dei costi di trasporto con la logistica, potenziamenti infrastrutturali, decentralizzazione della produzione verso aree del mondo a minor costo della manodopera;
3) ri-centralizzazione delle sedi amministrative e terziarie delle grandi imprese nelle città globali. Nasce l’economia delle reti dove la parte dei servizi è pari e supera la parte della produzione materiale: è l’ascesa della parte immateriale delle informazioni e dei flussi dei capitali.

L’economia post-industriale non ha ancora risolto le disuguaglianze sociali, ne le questioni ambientali legate al modello di sviluppo. Fra il 1950 ed il 2000 nel mondo si è passati da emettere 1,6 a 6,4 miliardi di t di CO2; dal bruciare 463 milioni a 3,4 miliardi di t di petrolio equivalente e dal pescare da 19 a 94 milioni di t di pesce.

L’emissione della CO2 sta determinando alterazioni climatiche globali. L’UE ha promosso il programma al 2020 per riconvertire gli attuali livelli di consumo energetico (nelle città) fissando gli obiettivi -20% di CO2, -20% consumi e +20% di energie rinnovabili. I sindaci sono stati chiamati ad aderire al programma sottoscrivendo il patto. In Italia 500 comuni hanno sottoscritto il patto e sono impegnati a redigere il proprio piano di azione locale sul clima.
Il programma 20-20-20 costituisce l’ossatura della smart city. La città smart possiede un’agenda “verde”, una buona dotazione infrastrutturale, una buona qualità della vita, servizi alla persona, verde e dinamicità culturale.

Oltre a questi fattori, condividiamo le analisi di J. Kotkin (2009) che nel considerare le smart cities, oltre ai parametri ambientali, invitano a prendere in esame anche l’economia locale ed il consolidamento delle classi medie.
I progetti di territorio propongono azioni di sistema, di contesto o locali, sempre tese alla razionalizzazione ed al miglioramento delle performance ambientali.
E’ possibile consolidare le relazioni fra i piani di azione locale sull’energia sostenibile (PAES) dei Comuni, con i progetti di territorio sia nella dimensione urbana, sia nella dimensione territoriale.